Progetto definitivo, esecutivo e direzione dei lavori per le opere di istrutturazione e adeguamento di una ex officina in appartamento di design. Progettazione completa degli interni, del soppalco e della scala e sistemazione del cortile esclusivo.
L’intervento di riconversione di una ex officina meccanica in abitazione si colloca in una zona ai margini del centro storico, in piena riqualificazione urbana. L’unità immobiliare è situata all’interno di un cortile tipicamente “milanese” dove sono presenti anche le case di ringhiera: l’ingresso da Viale Pasubio è situato di fronte alla Fondazione Feltrinelli degli architetti Herzog e de Meuron a poca distanza da via Paolo Sarpi e da Corso Como.
L’intervento è incentrato sulla conservazione degli spazi officina ora reinterpretati ad uso abitativo con l’intento di conservarne la memoria: gli straordinari rapporti stereometrici creati dai volumi a una e a due altezze, le citazioni dei materiali arcaici (pietra, paglia, bronzo, ferro) e di quelli industriali (corten, lega di alluminio, vetro, legno), il “gioco” delle architetture temporanee, le superfici traslucide delle lamiere di rivestimento in lega di zinco e titanio, i materiali ruvidi dei controsoffitti realizzati in impasto di paglia e malta di calce, conferiscono a tutti gli ambienti una sensazione di benessere nel ricordo di spazi già abitati e già vissuti. Il progetto di riqualificazione lascia leggere ancora all’interno il sapiente lavoro degli artigiani che per decenni hanno operato nelle officine meccaniche ormai sparite e riconvertite in abitazione. Le due grandi porte ad arco, di accesso all’ambiente loft, sono state restaurate con la riproposizione di un nuovo ferro finestra, di colore rosso vinaccia, come il resto degli infissi; da esse si accede al grande spazio a due campate di altezza 5,5 m che è stato lasciato nella sua conformazione originale. Sulla parete di fondo trovano posto i servizi igienici, la camera da letto, un piano soppalco con un ballatoio e un piccolo patio al piano terra, recuperato da un ambiente impropriamente chiuso nel passato. Tutte le aperture originali verso l’esterno sono state conservate grazie alle quali la luce gioca un ruolo fondamentale, in particolare per la fortunata esposizione a sud delle due grandi vetrate sulla corte comune. Nella campata di destra l’unica camera da letto è collocata sotto il piano soppalco a cui è addossato una sorta di bivacco, citazione dei rifugi temporanei che alludono al carattere errante della committenza e alla loro affezione per i lunghi viaggi. Questa “architettura temporanea”, rivestita in lamiera di lega di zinco e titanio, assolve ad una duplice funzione: completare la superficie della camera da letto sottostante il piano soppalco, troppo esiguo, e risolvere la soluzione di una necessaria copertura non calpestabile di dimensioni ridotte rispetto alla imponente altezza dell’ambiente principale dove essa è contenuta. Una sorta di “scatola nella scatola” che mostra il suo profilo sghembo e la sua copertura curva senza soluzione di continuità nel raccordo con la facciata, dove la luce naturale si scompone in diverse sfumature di colore. Le pareti del patio, con i quattro oblò su due livelli, sono rivestite dello stesso materiale e presentano le medesime nervature per un giusto richiamo al concetto di interno- esterno. Una parete verde, con edere rampicanti, fa da fondale alla seconda campata dello spazio principale dove l’isola della cucina, rivestita in pietra sui cinque lati, acquista un ruolo fondamentale per l’aspetto aspetto monolitico che viene ad assumere. La pavimentazione in cemento industriale ha i giunti evidenziati volutamente da barre di bronzo disposte casualmente per guidare lo sguardo nelle molteplici direzioni e per formare un gioco Shangai fuori scala. Completano il progetto gli straordinari arredi di design che qui non occupano lo spazio ma lo descrivono con il loro significato iconico: i lampadari in ferro e vetro, il tavolo da pranzo in ottone, cromo e vetro degli anni ‘70, le librerie svedesi in palissandro, scomposte per creare un trittico dal sapore contemporaneo, il divano di Thomas Rietveld cui fa da contro altare l’altro di Vico Magistretti per Cassina degli anni ‘80.